1HY@DaimonIII
Nei cento anni di isolamento “egli” ha raccolto, legato e riposto i propri capelli,
anno dopo anno.
Li ha conservati in una rete, 100 fasci di capelli.
E ora li cucirà in cento nodi.
Sarà sufficiente un solo giorno. Dall’alba al tramonto.
Indosserà finalmente un mantello regale e di quella memoria ne farà splendore.
Due redini equestri incrocerà sul petto e l’oggetto del suo sacrificio, così a lungo accumulato, diverrà suo ornamento.-
In 1HY l’attore_artista_uomo si affaccia sul confine del territorio della rinascita.
Sono passati cento anni, il volgere di un secolo. E di ogni anno ha conservato un taglio di capelli
Passando attraverso il solitario contatto con sé stesso, è riuscito a penetrarsi così profondamente sino a giungere al recupero della memoria pura dell’origine. [scrissi un giorno, non lontano, “E se forse la verità sta nell’abisso, nel buio assoluto che ci ha consegnato alla vita e dalla luce ci riconsegnerà al buio?” (da Breath11_2007_Milano)]
E del distacco ne ha fatto ricerca intima e universale, camera di respiro che ossigena ed espelle le contaminazioni vissute, liberandolo dalle sudditanza alle false proiezioni di centralità in cui gabbie filosofico-politico-economico-etico-religiose lo hanno costretto.
Quante volte gli ideali, la diversità, la verità, il credo, la stessa utopia lo hanno reso pericoloso criminale.
Ma la reclusione stessa lo ha liberato.
Lo splendore dell’isolamento si è tramutato in viaggio verso la centralità, sguardo cosciente sulla sua collocazione cosmica.
Udendo ancora una volta l’ordine di partire [lekh lekhà] che fu di Abramo ed altri eremiti ancora una volta la sua scelta diventa patria, l’esperienza del sacrificio partecipazione mistica.
La cella-caverna luogo di esperienza numinosa, dove l’eroe_erede_recluso raccoglie le forze rinascendo principe e sovrano di ogni tempo.
anno dopo anno.
Li ha conservati in una rete, 100 fasci di capelli.
E ora li cucirà in cento nodi.
Sarà sufficiente un solo giorno. Dall’alba al tramonto.
Indosserà finalmente un mantello regale e di quella memoria ne farà splendore.
Due redini equestri incrocerà sul petto e l’oggetto del suo sacrificio, così a lungo accumulato, diverrà suo ornamento.-
In 1HY l’attore_artista_uomo si affaccia sul confine del territorio della rinascita.
Sono passati cento anni, il volgere di un secolo. E di ogni anno ha conservato un taglio di capelli
Passando attraverso il solitario contatto con sé stesso, è riuscito a penetrarsi così profondamente sino a giungere al recupero della memoria pura dell’origine. [scrissi un giorno, non lontano, “E se forse la verità sta nell’abisso, nel buio assoluto che ci ha consegnato alla vita e dalla luce ci riconsegnerà al buio?” (da Breath11_2007_Milano)]
E del distacco ne ha fatto ricerca intima e universale, camera di respiro che ossigena ed espelle le contaminazioni vissute, liberandolo dalle sudditanza alle false proiezioni di centralità in cui gabbie filosofico-politico-economico-etico-religiose lo hanno costretto.
Quante volte gli ideali, la diversità, la verità, il credo, la stessa utopia lo hanno reso pericoloso criminale.
Ma la reclusione stessa lo ha liberato.
Lo splendore dell’isolamento si è tramutato in viaggio verso la centralità, sguardo cosciente sulla sua collocazione cosmica.
Udendo ancora una volta l’ordine di partire [lekh lekhà] che fu di Abramo ed altri eremiti ancora una volta la sua scelta diventa patria, l’esperienza del sacrificio partecipazione mistica.
La cella-caverna luogo di esperienza numinosa, dove l’eroe_erede_recluso raccoglie le forze rinascendo principe e sovrano di ogni tempo.

